Sotto il Monviso arriva il bimbo atteso 28 anni

A Ostana, nel Cuneese, un paesino di montagna in festa: “È la prova che i nostri sforzi contro lo spopolamento funzionano
Dopo ventotto anni Ostana ha un cittadino neonato. Con Pablo salgono a 85 gli abitanti del piccolo paese nel Cuneese. Anche se solo 41 vivono stabilmente, dodici mesi l’anno, lassù. Papà e mamma hanno voluto portare Pablito subito a casa dopo il parto, avvenuto a Torino il 22 gennaio.

Cinque anni fa Josè Berdugo Vallelago, 36 anni, castigliano di Madrid, e Silvia Rovere, 41 anni, piemontese di Verzuolo, avevano già in tasca il biglietto aereo per l’isola di Reunion, dove avevano trovato lavoro. La notizia che il Comune di Ostana cercava i gestori per un nuovo rifugio ha fatto fare una curva al loro destino.



«Ero incinta per la seconda volta – dice Silvia – e avevamo pianificato di vivere l’anno della maternità nell’isola francese. In quei giorni un’amica ci ha parlato del rifugio di Ostana: cercavano un gestore. Abbiamo scritto un progetto e dal Comune ci hanno detto che l’avrebbero affidato a noi. Ci siamo trasferiti in alta Valle Po e oggi siamo felici di quella scelta. Anche se prima o poi andremo in viaggio nell’isola tropicale».



La famiglia Berdugo dall’estate scorsa abita in una nuova casa, nella borgata capoluogo. Dal terrazzo si gode una vista impagabile sul Monviso, la montagna simbolo del Piemonte. Oltre a «Pablito», la coppia ha altre due figlie: Clara, 6 anni e mezzo, e Alice, 4. Nella sua vita precedente Silvia ha fatto l’educatrice, la ricercatrice all’Università e poi la funzionaria in Regione Piemonte. In quegli anni si era trasferita a Torino, dove è avvenuto il primo incontro con il futuro marito, nel 2006. José era ed è fisioterapista ed esercita in tutta la zona. In Valle Po sono arrivati nel 2011, dal giugno di quell’anno, insieme e con altri soci, gestiscono il rifugio «Galaberna»: 24 posti letto, fino a 70 coperti a tavola. Ci si arriva in auto ed è una comoda base di partenza per facili passeggiate «con il Re di Pietra sempre vicinissimo».



«Fin da subito – dice Josè – ci siamo trovati bene e non abbiamo mai pensato di aver sbagliato». A differenza di quanto accade alla famiglia protagonista del film «Il vento fa il suo giro», che invece viene cacciata, anche perché «forestiera». «Questo posto lo sentiamo casa nostra – aggiunge Silvia –. Qui si vive davvero in una comunità, in cui ognuno fa la sua parte. Anche per i bimbi è perfetto e risparmiamo parecchi soldi rispetto a vivere in città. Basti pensare alle rette di asilo».



«L’arrivo di Pablo è un sogno che si realizza dopo tanto tempo – dice il sindaco Giacomo Lombardo -. Negli Anni ’80 abbiamo toccato il minimo con 5 abitanti stabili, mentre 100 anni fa erano oltre mille e dopo la guerra 6-700». Nel periodo 1946-55 furono 70 i bimbi nati in paese. Scesero a 24 tra il ’56 e il ’65. «Nel ’75 è iniziato il vero declino – aggiunge Lombardo – con 17 bimbi tra il ’76 e l’87, quando è venuto alla luce l’ultimo maschio, prima di Pablito».



Opporsi allo spopolamento è stato uno degli obiettivi principali dell’Amministrazione comunale negli ultimi dieci anni: «Oggi abbiamo il rifugio, due ristoranti, un agriturismo, un negozio e un bar che è aperto nel nuovo centro polifunzionale “Lou Pourtun”- aggiunge il sindaco -. Lo abbiamo inaugurato ad ottobre. Ospita anche le lezioni della Scuola di Cinema di Fredo Valla e Giorgio Diritti, fondata nel 2013: ogni anno porta decine di studenti da tutta Italia. Abbiamo completato il restauro di diverse borgate, utilizzando materiali e tecniche tipiche dell’architettura di montagna e qui organizzano corsi l’Università e il Politecnico. In ultimo, in una borgata disabitata da oltre 40 anni sorgerà una scuola di sostenibilità, ideata dal professore e imprenditore tedesco Tobias Luthe».



Tutte «ragioni» che alimentano la speranza di veder tornare a crescere Ostana. Intanto papà Josè è andato all’Anagrafe in municipio a registrare l’ultimo arrivo in famiglia. E per celebrare il «lieto evento» all’ingresso del paese è stata sistemata una cicogna che tiene nel becco un piccolo fagotto azzurro.



Su La Stampa di giovedì 28 gennaio.

Fonte: www.lastampa.it

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